Il Sole 24 Ore

Il Sole 24 Ore parla di noi

IL SOLE 24 ORE PARLA DI NOI

Siamo lieti di annunciare che oggi, giovedì 5 aprile 2018, è uscito l’articolo che parla delle nostre attività sul prestigioso quotidiano “Il Sole 24 Ore“.
Un traguardo importante che ci rende orgogliosi dei risultati raggiunti anche, e soprattutto, grazie alle importanti partnership e ai clienti che da tanti anni collaborano con noi.

Tutto questo accade nell’anniversario dei 10 anni dalla nascita di Surftech e non ci fermiamo: vogliamo evolvere e continuare a migliorare come le tecnologie che sostengono il nostro lavoro.

Grazie da tutto il team Surftech a chi ci ha accompagnato lungo questo percorso e a chi ci darà fiducia in futuro!

Leggi il testo completo dell’intervista:

 

LA MISSION DI SURFTECH: INFRASTRUTTURE INFORMATICHE PER ELEVARE LA PRODUTTIVITÀ

In ogni azienda che basa la propria attività su processi gestiti dalle moderne tecnologie, esiste qualcosa che non appare sugli schermi del PC ma che è fondamentale per organizzare e portare avanti qualunque fase del lavoro: l’infrastruttura informatica.

È un aspetto dell’Information Technology riservato agli specialisti ma di cui fruisce ogni lavoratore, ogni quadro, ogni fornitore e chiunque abbia a che fare con una determinata azienda. Quindi è un elemento importante che richiede cura e competenza, e poche aziende possono vantare una capacità d’intervento a questi livelli.

Una delle più qualificate è Surftech, società di consulenza informatica con sedi nelle provincie di Verona e Bolzano, che quest’anno festeggia i 10 anni di attività e che si è specializzata nell’impostazione di infrastrutture informatiche. I tre soci fondatori, Francesco e Alberto Ziviani, e Alberto Businaro, hanno portato avanti con successo la mission di realizzare per i propri clienti soluzioni di qualità, facile applicazione e soprattutto funzionali alla crescita aziendale di chi le adotta.

Il migliore esempio in questo senso viene dai settori di Mobility e Smart Working, in cui la collaborazione con Surftech ha permesso alle aziende clienti di fornire ai propri dipendenti gli strumenti per lavorare da qualunque postazione, anche remota, e in qualunque momento, senza vincoli di orario e in massima sicurezza. Con questo tipo di organizzazione è stato dimostrato che la produttività migliora del 20 per cento e aumenta la qualità del lavoro.

Grazie agli ottimi risultati di questi progetti Surftech ha incrementato notevolmente il suo volume d’attività ed è ora alla ricerca di personale tecnico qualificato da poter inserire stabilmente nei propri organici. Info: http://surftech.it/

 

Citrix HDX Adaptive Transport

Citrix HDX Adaptive Transport con EDT

Citrix HDX Adaptive Transport con EDT

 

COS’È?

Citrix HDX Adaptive Transport con EDT – Enlightened Data Transport – è l’evoluzione del protocollo di presentazione di Citrix basato su UDP che ha prestazioni fino a 2,5 volte migliori per le sessioni interattive e fino a 10 volte migliori per i file/bulk transfer rispetto al protocollo HDX su TCP.

Perché usarlo?

Per provare la soddisfazione di sentir dire agli utenti: “adesso Citrix è molto più veloce e fluido di prima!’’

Quando usarlo?

HDX con EDT ha prestazioni migliori rispetto a HDX su TCP soprattutto quando la connessione ha latenza elevata; è quindi perfetto su reti WAN (MPLS, VPN etc). Su reti LAN a bassa latenza non si percepiscono invece reali differenze tra TCP ed EDT.

Per utilizzare EDT servono i seguenti requisiti:

– XenApp/XenDesktop 7.13 o superiore.

– Windows Citrix Receiver 4.9 o superiore

– Linux Citrix Receiver 13.7 o superiore (ad esempio per chi usa thin client linux)

– Citrix netscaler 11.1/12.0 o superiore (a partire da certe build).

A partire dalla versione 7.16, XenApp e XenDesktop usano di default HDX su EDT con fallback su TCP.

Come abilitarlo?

Per attivare HDX Adaptive Transport con EDT è necessario configurare l’apposita Citrix policy.
Per utilizzare EDT incapsulato in SSL con Netscaler è necessario configurare il Netscaler ed aprire le relative porte UDP di comunicazione (VIP e SNIP).

 

COME CI SIAMO ARRIVATI?

Qui di seguito le continue evoluzioni che Citrix ha portato al suo protocollo di presentazione:

1991     nasce Citrix ICA su UDP
1994     Citrix ICA su TCP 1494
2004     Citrix ICA con Session Reliability TCP 2598
2009     Citrix HDX
2010     Citrix HDX 3D PRO
2015     Citrix Framehawk
2016     Citrix Thinwire
2017     Citrix HDX Adaptive Transport with EDT

E’ evidente l’impegno e la capacità di Citrix di apportare continue migliorie al protocollo e all’esperienza utente per mantenere sempre un gap significativo rispetto a tutte le soluzioni concorrenti.

Letteratura EDT:

HDX Adaptive Transport and EDT: ICA’s New Default Transport Protocol (Part I)

HDX Adaptive Transport and EDT: ICA’s New Default Transport Protocol (Part II)

https://docs.citrix.com/en-us/xenapp-and-xendesktop/current-release/technical-overview/hdx/adaptive-transport.html

 

NetApp Partner Academy 2017

NetApp Academy 2017: Data Visionares Wanted

NETAPP ACADEMY 2017: DATA VISIONARES WANTED E L’IPERCONVERGENZA TARGATA NETAPP

Le Officine del Volo di Milano hanno ospitato lo scorso 10 ottobre 2017 la NetApp Partner Academy, l’evento organizzato ogni anno da NetApp per creare un punto di incontro tra Partner, team tecnici e di vendita, e per poter diffondere le novità e le tendenze del brand e del settore IT.

Ad aprire l’incontro è Andrea Fumagalli, Channel Sales Manager di NetApp, che ci spiega come tutti i trend topic attuali della Digital TransformationGDPR, intelligenza artificiale (AI), Internet of Things (IoT), Industria 4.0 – partano dai Dati e che di conseguenza questi ultimi stiano diventando la nuova valuta dell’era digitale e vero fattore competitivo delle aziende. NetApp, uno dei leader mondiali in ambito Storage, è quindi in prima linea in tutti questi progetti e affronta le sfide poste dalla complessità e varietà che li caratterizza con NetApp Data Fabric, una piattaforma che vuole “liberare i dati” sfruttando il cloud ibrido, creando datacenter evoluti e modernizzando lo storage, senza però togliere la protezione adeguata ai dati critici e puntando a velocizzare i risultati aziendali.

Segue sul palco il giornalista di Radio24 Enrico Pagliarini che porta l’attenzione sul fatto che in ogni progetto innovativo sono fondamentali anche fattori “umani”, che riguardano l’organizzazione, la cultura, le competenze e la creatività delle persone e che devono operare in sinergia con le soluzioni tecnologiche abilitanti per cogliere le grandi opportunità di questo momento storico.

Marco Pozzoni, Country Manager di NetApp Italia, rimarca il posizionamento di NetApp come leader nell’area EMEA con una crescita del 177% anno su anno nel mercato Flash e una gamma di soluzioni decisamente più ampia e articolata rispetto ai “classici” filer per cui NetApp è principalmente conosciuta.

Citiamo ad esempio i sistemi All Flash di fascia alta SolidFire, in grado di fornire prestazioni elevatissime e definire fino al livello della singola Virtual Machine il livello di servizio fornito, ma anche sistemi All Flash più abbordabili per clienti di medie dimensioni (AFF200 – AFF300), NetApp AltaVault per la Data Protection, NetApp Cloud Control per il backup e restore dei dati di Microsoft Office 365.

Molto interessate in termini di visione strategica e come parte della Data Fabric è l’offerta NetApp ONTAP Cloud che permette Cloud Provider (Amazon AWS in particolare) di erogare servizi di storage NetApp per realizzare integrazioni con ambienti NetApp on premise a fini di Disaster Recovery, migrazione, realizzazione di ambienti ibridi.

Come possiamo progettare il Next Generation Data Center (NGDC) con NetApp? La risposta arriva da Davide Marini, Enterprise Sales Manager di NetApp, che individua le 5 caratteristiche fondamentali che un NGDC deve avere secondo NetApp:

  • Scalabilità
  • Sicurezza
  • Performance garantite
  • Gestione semplificata e automatizzata
  • Efficienza globale

In perfetta sintonia con questi obiettivi si inserisce l’annuncio della nuova soluzione di iperconvergenza Netapp HCI (Hyper Converged Infrastructure).

E’ il Technical Partner Manager di NetApp Italia Matteo Pirelli a illustrarne i principali dettagli.

Contrariamente ad altre soluzioni di iperconvergenza, con NetApp HCI è possibile scalare le risorse di calcolo e di archiviazione indipendentemente pur rimanendo nell’ambito di un unico building block hardware. I “puristi” dell’iperconvergenza magari storceranno un po’ il naso ma secondo NetApp questa impostazione aggiunge flessibilità senza rinunciare alla drastica semplificazione delle operazioni che costituisce la maggior attrattiva per i clienti di questo genere di soluzioni.
NetApp HCI utilizza interamente dischi SSD e si basa sul sistema operativo storage SolidFire Element OS, lo stesso utilizzato dai sistemi All-Flash di fascia alta, quindi anche con HCI è possibile definire fino al livello della singola Virtual Machine il livello di servizio fornito. Il plug-in vCenter rende la gestione con l’ambiente VMware semplice e intuitivo e naturalmente anche HCI può entrare a far parte della già citata Data Fabric.

La configurazione minima è composta da due building block da 2 rack unit, quattro nodi storage (disponibili diverse capacità in base al taglio di dischi SSD scelto) e due nodi di calcolo.

Per i singoli nodi sono disponibili tagli “small” (16 core computazionali / 5.5TB di effective capacity), “medium” (24 core di computazionali / 11TB effective capacity) e “large” (36 cores computazionali / 22TB effective capacity). La “effective capacity” è quella utile risultante per memorizzare i dati del cliente che tiene già conto dello spazio occupato dal sistema operativo e suoi metadati, delle ridondanze di protezione del dato e delle funzionalità di efficienza come compressione, deduplica e thin provisioning. L’unico hypervisor supportato è al momento Vmware.

Si tratta come detto di un prodotto appena annunciato che parte però da un sistema operativo storage già consolidato. Per valutarlo approfonditamente sono disponibili da parte di NetApp, tramite i suoi partner, delle macchine demo utilizzabili per installazioni di test.

Contattaci per avere maggiori informazioni.

VMworld 2017

VMworld 2017: novità e pareri sulle soluzioni VMware

VMWORLD 2017

Anche quest’anno Surftech ha partecipato al principale evento a livello europeo riguardante le tecnologie VMware: il VMworld Europe 2017, tenutosi a Barcellona dall’11 al 14 settembre.

E’ un appuntamento obbligato per tutti coloro che vogliono tenersi al corrente dello “stato dell’arte” delle soluzioni VMware e di tutto il mondo che gravita intorno ad esse: accanto alle sessioni plenarie (keynote) in cui il CEO Pat Gelsinger dà visibilità sull’evoluzione dei vari prodotti del marchio e del mondo informatico in generale, sono disponibili centinaia di sessioni a contenuto sia tecnico che commerciale che consentono di approfondire ogni argomento di proprio interesse.

All’interno del VMworld è possibile anche interagire direttamente con tecnici e sviluppatori, partecipare laboratori dove vedere in azione dal vivo le nuove tecnologie, visitare decine di stand di vendor per avere una visione a 360 gradi della galassia di proposte che corredano l’offerta già ampia di VMware.

In diverse sessioni si arriva anche a contenuti “deep dive”, dove è possibile andare in profondità sulla conoscenza e l’analisi di questi prodotti, informazioni preziose e insostituibili per chi vuole fornire ai propri clienti un valore aggiunto che vada oltre la semplice implementazione di base, e sia in grado di identificare gli scenari di evoluzione e configurazione più opportuni, le relative ottimizzazioni, analizzare le eventuali anomalie ed effettuare il troubleshooting delle stesse con la maggior efficienza ed efficacia possibile utilizzando tutti gli strumenti che VMware mette a disposizione.

Quest’anno molto spazio è stato dedicato alle caratteristiche della versione 6.5 di ESXi/VCenter, arrivata ora alla versione Update 1.

In particolare le novità che personalmente abbiamo più apprezzato sono:

VCSA e HA del servizio VCenter
Già dalla versione 5.5 di vSphere era disponibile l’appliance VCSA (VMware vCenter Server Virtual Appliance): si tratta di una virtual appliance su sistema operativo Linux, che può sostituire il tradizionale vCenter Server installato su piattaforma Windows; nonostante i vantaggi fossero tanti (pacchetto ‘ready-to-go’ fornito da VMWare e conseguente facilità di implementazione, risparmio di licenza Microsoft per il sistema operativo, gestione “appliance-style” senza necessità di applicare patch Microsoft, antivirus o altro) la VCSA ha faticato a prendere piede, vuoi per diffidenza nei confronti di una ‘scatola nera’ su cui sarebbe potuto risultare difficile intervenire in caso di problemi, vuoi per limitazioni oggettive importanti rispetto alla versione su Windows: basti pensare che nelle prime VCSA non era incluso il pacchetto di Update Manager, il che costringeva ad avere comunque un server Windows per gestire il servizio di Update Manager.
Con la versione 6.5 c’è stato un cambio radicale, a partire dal sistema operativo stesso che è passato dall’originale SLES11 a Photon OS (un sistema operativo di proprietà VMware e sempre su base Linux). Update Manager è stato incluso di default nell’appliance superando così la necessità di avere un server Windows dedicato a quella funzione. Il DB interno Postgres è stato potenziato consentendo di aumentare tutti i ‘maximum’ gestiti dalla singola VCSA (numero di host, numero di VM, memoria gestita etc). La procedura di backup dell’appliance (in pratica un semplice archivio compresso delle impostazioni dell’appliance) è stata semplificata e nella versione di prossima uscita sarà anche schedulabile direttamente dall’interfaccia web di gestione; la procedura di restore dell’appliance è immediata dato che è sufficiente deployare una nuova appliance e, dall’interfaccia web, eseguire un restore puntando all’archivio salvato dall’appliance perduta.
Ma la feature più interessante propria della versione 6.5 è la possibilità di ridondare il servizio vCenter attraverso una configurazione in HA, che prevede 3 VM (una attiva, una passiva e un witness) con switch automatico del servizio vCenter in caso di caduta del server vCenter principale. Si tratta di una feature a costo zero, non richiede licenze aggiuntive ed è di semplice implementazione; l’automatismo è tale che, in caso di caduta del vCenter primario a cui si è collegati con interfaccia web di amministrazione, il browser si ricollega da solo al vCenter secondario senza necessità di riapertura del browser o di ricollegamento manuale.
Considerando che è anche disponibile un tool di migrazione automatica da vCenter Windows a VCSA, che prende tutti i settaggi impostati sul vCenter originale e li trasferisce sulla VCSA scambiando poi alla fine gli IP e subentrando in modo trasparente al vCenter Windows, si può capire come ora non ci siano più alibi per non utilizzare VCSA al posto del tradizionale vCenter Windows (anche perché, tra gli annunci fatti al VMworld sulle caratteristiche delle future release, c’è anche quella della futura sparizione del pacchetto vCenter per Windows…).

vSphere Web Client HTML5
Alzi la mano chi non ha almeno una volta fatto i conti con il primo vSphere Web Client delle versioni 5.x: drammaticamente lento, basato su Flash Player, con un lunga serie di features mancanti, alla fine si può ben dire che uno era quasi costretto ad utilizzare il buon vecchio vSphere Client tradizionale, detto anche ‘fat client’; con la versione 6.0 si sono fatti sicuramente dei passi avanti sul Web Client ma, un po’ per abitudine un po’ per la presenza, ancora, della componente Flash, alla fine la tendenza era sempre quella di preferire il fat client; quando poi VMware ha annunciato che avrebbe dismesso il fat client per fornire solo l’interfaccia web c’è stata una levata di scudi generale unita a preoccupazione diffusa tra i vari amministratori VMware.
Con la 6.5 si è finalmente imboccata la strada giusta: il Web Client è ora molto più veloce ed efficiente, il fat client è stato mandato in pensione ma soprattutto si è iniziato a rendere disponibile una versione interamente scritta in HTML5 e senza più la presenza del ‘famigerato’ Flash.
La strada è ancora in parte da percorrere: nell’attuale versione il Web Client HTML5 non ha ancora tutte le features disponibili per cui al momento si è ancora costretti ad utilizzare un browser con Flash abilitato, ma al VMworld hanno garantito che già nel prossimo update il numero di features coperte dalla versione HTML5 arriverà al 90% ed hanno “giurato” che nell’ambito della versione 6.5 si arriverà al 100%. Questo renderà possibile amministrare una farm VMware avendo sostanzialmente solo un browser a disposizione, indipendentemente dal client utilizzato, cosa senz’altro molto comoda per ogni amministratore VMware.

vSAN 6.6
vSAN è un prodotto VMware per la gestione di storage iperconvergente; accanto ai vari prodotti commerciali presenti da tempo sul mercato (Atlantis, Nutanix, Datacore tra i nomi più noti) anche VMware ha deciso di mettere a disposizione un prodotto per la gestione di storage ibrido a partire dalla versione 6; senza scendere nel dettaglio tecnico sui vantaggi di questo genere di soluzioni, l’aspetto importante è che molto è stato investito da VMware nella preparazione di questa nuova versione di vSAN, arrivata oggi alla release 6.6, tanto da farla etichettare come la “biggest release” di vSAN alla data; questo fa capire come le infrastrutture iperconvergenti rappresentino di fatto un’evoluzione importante e ormai imprescindibile del modo di intendere e gestire lo storage, un’evoluzione che va quindi attentamente valutata come valida alternativa alle soluzioni storage “tradizionali” sia in termini di costo che in termini prestazionali.
Un numero davvero significativo di sessioni al VMworld è stato dedicato all’analisi “in deep” delle prestazioni e features della nuova versione di vSAN, sessioni che hanno visto una partecipazione molto folta con aule nella gran parte dei casi piene, segno dell’interesse che queste nuove tecnologie suscitano e prova tangibile di importanti investimenti fatti da VMware in questo campo.

VMFS 6
VMFS, acronimo ben noto non solo agli addetti ai lavori, è la versione di file system adottata nei datastore VMware, che è poi il luogo dove risiedono le nostre amate macchine virtuali. La versione 6.5 introduce una nuova versione di VMFS, la 6: a questo proposito bisogna dire che VMware non introduce spesso nuove versioni di VMFS, la versione 5 ad esempio era rimasta sostanzialmente la stessa sia su vSphere 5.x che su 6.0; la versione VMFS precedente era la 3 (la VMFS 4 non esiste), che era adottata su vSphere 3 e 4; questo fa capire che l’introduzione di un nuovo VMFS non è cosa di tutti i giorni ed è legata ad evoluzioni importanti nella gestione dei nostri datastore introducendo sempre nuove caratteristiche e importanti novità.
Non vi tedieremo con ogni dettaglio tecnico o miglioria ma vogliamo menzionarne una: l’Automatic Space Reclamation, ovvero quando una VM viene eliminata o spostata lo spazio lasciato libero dalla VM viene automaticamente smappato e restituito allo storage. Era una feature molto attesa, tra l’altro particolarmente significativa proprio in ambito iperconvergente.

Queste sono solo alcune delle novità introdotte dalla nuova versione di vSphere, e il VMworld è stato denso di contenuti che naturalmente hanno riguardato anche altri ambiti al di fuori dal prodotto di punta vSphere (tra i più “gettonati”: NSX, vCloud Director, Horizon …); il nostro team è sempre a disposizione per approfondire i vari contenuti e dare ulteriore visibilità sull’evoluzione delle tecnologie VMware.